British Institute of Florence

Il British Institute of Florence, fondato nel 1917 e insignito della Royal Charter nel 1923, è stato il primo degli istituti culturali britannici a operare al di fuori dal Regno Unito e fu preso a modello alla nascita del British Council nel 1934. Nelle biblioteche e nei salotti letterari, poeti, giornalisti, professori universitari e editori della Firenze di primo Novecento, quali Herbert Trench, Lina Waterfield, Guido Ferrando, Guido Biagi e Aldo Sorani discussero l’idea di creare uno spazio e una biblioteca dove fosse possibile uno scambio culturale tra il mondo inglese e quello italiano.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale la propaganda inglese che spingeva l’Italia all’entrata in guerra e il sempre crescente movimento popolare a favore del conflitto resero urgente la realizzazione del progetto pensato in tempi di pace. La fondazione dell’Istituto avvenne con il significativo supporto di John Buchan del Ministry of Information londinese e di Rennel Rodd, Ambasciatore Britannico a Roma. Negli anni immediatamente a seguire, con il conferimento della Royal Charter nel 1923, l’Istituto costruì solide basi per il futuro con l’aiuto di esponenti locali e inglesi, tra cui Arthur Acton (padre di Harold Acton), Walter Ashburner, Edward Hutton, G.M. Trevelyan e Janet Trevelyan, Gaetano Salvemini, Edmund Gardner e Sir Israel Gollancz. A quel tempo l’Istituto era pienamente consapevole delle ragioni della sua esistenza e degli obiettivi che desiderava raggiungere. Il British diede vita a una serie di conferenze, pubblicò un periodico, La Vita Britannica, e avviò la formazione della propria biblioteca. Gli obiettivi dell’Istituto, definiti proprio nella Charter del 1923, erano quelli di promuovere la mutua conoscenza tra i cittadini italiani e quelli dei paesi aderenti al Commonwealth attraverso il mantenimento a Firenze di una biblioteca che illustrasse entrambe le culture e promuovesse lo studio delle due lingue.

Negli anni Venti e Trenta l’Istituto sviluppò la sua missione didattica e, secondo un accordo con l’Università di Firenze, divenne responsabile dell’insegnamento universitario della lingua inglese formando così un’intera generazione di futuri insegnanti nelle scuole italiane. Furono organizzate anche Scuole Estive che prevedevano scambi per gli studenti tra Londra e Firenze. Nel frattempo la collezione della biblioteca si accrebbe grazie a donazioni di privati e di editori. Nel maggio 1940, con l’entrata in guerra dell’Italia, l’Istituto fu costretto a chiudere. In una lettera pubblicata su The Times nel luglio 1940 Janet Trevelyan parlò di un “tempo distante” quando “in un’Italia diversa” il British Institute, con la sua “magnifica biblioteca”, “avrebbe ancora trovato lavoro da fare”. E così fece. L’Istituto riaprì formalmente nel 1946 insieme alla sua biblioteca, che era stata messa in salvo durante la guerra.

Negli anni che seguirono continuò a sviluppare i suoi corsi, in particolare avviando quello di storia dell’arte, e a mantenere fede ai propositi iniziali.

Ospitato dapprima nei locali della Loggia Rucellai in Via della Vigna Nuova, poi in Via de’ Conti, nel 1923 l’Istituto si trasferì in Palazzo Antinori, in Via Tornabuoni, dove rimase per oltre quarant’anni. Il trasferimento della biblioteca a Palazzo Lanfredini, in locali messi generosamente a disposizione da Sir Harold Acton, avvenne nel 1966, mentre le attività didattiche si svolsero fino al 1998 a Palazzo Feroni e in seguito a Palazzo Strozzino dove sono tuttora attive.

Pamukkale

Pamukkale, che in turco significa “castello di cotone”, è un sito naturale della Turchia sud-occidentale, nella provincia di Denizli.

I movimenti tettonici non solo hanno causato frequenti terremoti, ma hanno anche permesso la nascita di numerose fonti termali. L’acqua che ne sgorga è sovrasatura di ioni di calcio e di anidride carbonica, che forma con l’acqua acido carbonico. Emergendo, l’acqua perde gran parte dell’anidride carbonica, spostando l’equilibrio chimico da bicarbonato a carbonato di calcio che, anche a causa dell’abbassamento della temperatura, precipita dando luogo alle caratteristiche formazioni, costituite da spessi strati bianchi di calcare e travertino lungo il pendio della montagna, rendendo l’area simile ad una fortezza di cotone o di cascate di ghiaccio.

 

 

L’androide

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…. e l’uomo creò l’automa cercando di farlo simile a sè.

La tendenza è sempre stata quella di rendere sempre più la macchina simile all’uomo e senza arrivare alla sofisticata “umanizzazione” dell’androide Data della nota serie di fantascienza Star Trek, l’industria dell’automazione ha fatto grandi passi.

L’ambra

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resina fossile, rinvenuta già in alcune tombe del neolitico, dal “color del miele”, era indossata come talismano a causa delle sue “presunte” qualità medicamentose dovute forse alle sue proprietà elettrostatiche.

La linea di navigazione Manhattan

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Insieme con la gemella Washington, rappresentò un fiore all’occhiello delle linee di navigazione statunitensi. Con le sue 24.000 tonnellate di stazza, poteva trasportare più di 1100 passeggeri. Varata nel periodo della Grande Depressione, sembra abbia dato il suo nome all’omonimo noto cocktail.

La New York Public Library

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Terza più grande biblioteca d’America è in realtà la “summa” di 87 biblioteche sparse nei vari quartieri di cui si compone la città di NewYork. Al suo interno sono catalogati oltre cinquanta milioni di oggetti, di cui venti milioni son libri.

La Columbia University

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Seconda solo ad Harvard fu istituita nel 1754 dall’allora Re d’Inghilterra Giorgio II. Vi insegnò il nostro Enrico Fermi, nobel per la Fisica nel 1938, ma numerosi sono anche i Nobel passati tra i suoi banchi, tra cui ricordiamo due Presidenti U.S.A. Roosevelt e Obama, insigniti del Nobel per la Pace.

Karolinska Institutet

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Contrariamente agli altri Nobel, quello per la medicina e Fisiologia, non viene assegnato  dall’Accademia Reale Svedese delle Scienze, ma dal Karolinska Institutet, ubicato a Solna pochi chilometri a Nord di Stoccolma. Unitamente all’annesso Ospedale Universitario rappresenta un fiore all’occhiello della ricerca biomedica svedese e mondiale.

Le laboriose api

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Una recentissima emissione della Royal Mail con vignette illustranti un gruppo di api nell’espletamento delle loro mansioni giornaliere su fiori e piante, ci ricorda le proprietà terapeutiche del loro dolce manufatto : il miele.